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Postato alle 16:37 di sabato, 12 settembre 2009

Terzo round: quello delle domande scritte.

Parte 3: I quattro della morte. Suonerà melodrammatico, ma porcaccia se mettevano paura.

Ecco quello che la Emma Carotte ci lesse. E' in sintesi, e non è in ordine. Ho fatto un po' un casino con la memoria insomma (il mio problema è che ne ho sempre avuta poca).

a) Storia

Ah, quelle di storia erano veramente una pacchia. Zenone il Cizico era stato più clemente di quanto mi fossi aspettata. Credevo di avere di fronte un minuzioso e ferreo tutore della legge, come quelli del Far West, e invece ora finalmente apro gli occhi e vedo niente meno che San Martino che dona il mantello al bisognoso. Tre domandine facili facili, e per di più del tutto generiche, così uno può scriverci quello che gli passa per la mente e, se non è proprio una boiata pazzesca, te la passano tranquillamente. Ed eccole qua.

1- Il dibattito fra i neutralisti e gli interventisti alla vigilia della Prima Guerra Mondiale in Italia. Oh, domandina fatata che mi apristi le porte del regno dei cieli! Me l'ero ripassata il giorno prima, e neanche Giolitti le sapeva meglio di moi. E allora giù a scrivere a macchinetta, che il tempo scorre.

2- Le condizioni della pace punitiva della Conferenza di Pace di Parigi del 1919. E già qui una Piccola Me si era arrampicata sul banco e si era messa a ballare il tango con la penna di riserva. Anche questa, neanche a dirlo, me l'ero ripassata tutta il giorno prima. Le condizioni inique importe ai tedeschi, la cessione delle miniere dell'ovest, il revanchismo che passa dalla Francia alla Germania e bla bla bla, in due minuti ho fatto anche questa. E fuori due.

3- Cosa si intende per Guerra Fredda. E qui devo prostrarmi in una lode senza riserve al mio amato Bubino, che la sera prima era rimasto sveglio con me fino all'una di notte per farmi un ripassone di storia contemporanea, visto che lui c'aveva dato un'esame giusto qualche giorno prima. Ho passato l'estate praticamente a pagargli gelati e bottigliette di Coca-Cola mentre lui mi faceva fare il giro delle università. E, indovinate un po' che culo, la Guerra Fredda era stato l'ultimo argomento che avevamo toccato. Perciò, voilà, e fuori anche questa.

b) Inglese

Oh, qui siamo nel mio territorio. Appena do uno sguardo veloce alle domande di inglese, subito mi sento a casa mia. Non sono nemmeno difficili come mi aspettavo. Guardo la Miss Lullabi, che marcia su e giù per la sala come un generale delle forze armate, e penso che alla fine un bel regalo dovrei proprio farglielo.

1- Il concetto di natura in Wordsworth e in Coleridge, somiglianze e differenze. La Piccola Me stavolta prende la matita e strimpella qualche nota di Yellow Submarine dei Beatles.

2- Il mythical method in Joyce e in Eliot. La Piccola Me indossa due pezzetti di gomma e si mette a ballare il tip tap (c'erano anche i tappi delle penne, ma la gomma non fa rumore).

3- Personaggi e ambientazioni in Dickens e in Hardy. Ecco, questa era un po' più difficile. Almeno per me, perchè Dickens lo sapevo che era una favola, ma Hardy chi se lo ricordava? E vabè. Ho risolto dando otto righe al primo, e due al secondo. Chè mica si può avere tutto, no?

E qui comincian le dolenti note. Perchè, se fino a questo momento è filato tutto liscio come il coltello sulla nutella, adesso ci si mette di mezzo qualche nocciola intera dura come un sasso. ...No, come immagine non va bene, fa venire troppa fame, e io sono a dieta, quindi non va bene. Ok, per chi conosce Harry Potter questa sarà facile: adesso è come quando, dopo dieci caramelle buone, nella bustina delle MilleGusti+1 arriva la quella che sa di cerume. Per tutti gli altri, è come se Don Abbondio incontrasse i bravi proprio davanti casa sua,  invece che qualche decina di metri prima.

c) Greco

Le domande sono assurdamente sintetiche. Guardate che roba.

1- Differenze tra la commedia arkaia e la commedia nea. Ok, qui c'ero. E ci credo che c'ero, l'avevo studiato due ore prima. Me lo ricordavo alla perfezione. E, almeno prima dell'orale, credevo di averlo scritto alla perfezione. In ogni caso, riempio tutte e dieci le righe. Olè, e questa l'è fatta.

2- La Questione Tucididea. ... Eh. Eppoi?... E il pensiero che mi riempì la testa subito dopo fu: "Che ti venga un colpo, come se ce ne fosse una soltanto!"

Aaah, questa è da memoriale.

3- Callimaco poeta doctus.

Dopo questa io ho avuto un flash, e ho fatto un tuffo nei ricordi infantili. Ci sono rimasta come alla fine delle puntate di Dragon Ball, quando non si sapeva se Goku Supersayan avrebbe sconfitto il temibile Freezer, o come quando, proprio prima che Perry Mason indicasse il colpevole agli onorevoli della giuria, Rete4 mandava la pubblicità. E cioè: con gli occhi di fuori, la bocca semiaperta in attesa che le ritorni un po' di fiato per dire "Eh ma percheee...?", e le mani contratte nell'aria nel tentativo di strozzare un capro espiatorio invisibile. Nella testa mi giravano cinque parole: E. Mo'. Che. Ce. Scrivo. Senza neanche il punto di domanda.

Evidentemente in testa ce le avevano in molti, oltre a me, perchè dopo la fine della lettura mezza classe ha alzato la manina e ha chiesto, scusi prof, ma questo che vuol dire, qui che ci si dovrebbe scrivere, e qui come facciamo. E sapete cosa ha fatto la Emma Carotte, che fra tutti i prof presenti era l'unica che di greco se ne ricordasse almeno un po'? Ha dovuto telefonare al prof. Per avere chiarimenti sulle sue domande. Sì, perchè il prof non c'era. Nè nel nostro corridoio, nè nell'edificio, nè nel giro di due chilometri. Il prof di greco, presumibilmente, se n'era rimasto a casa sua a riposare tra le braccia di Morfeo. E il suddetto prof, vergognosamente strappato da quell'amorevole abbraccio, e nell'intento di ritornarvi al più presto, diede alla povera, zelante Carotte le seguenti spiegazioni.

- Non avete fatto la questione tucididea? E allora scrivete quello che sapete.

- Con "Callimaco poeta doctus" voglio dire che dovete esporre i modi in cui Callimaco si esprime come poeta doctus.

E a questo le nostre facoltà mentali erano più che pronte, dico io.

Ho mandato a quel paese il prof di greco (per via telepatica, sperando gli andasse di traverso il caffelatte qualora avesse deciso di alzarsi dal letto), ho scritto quello che sapevo e ho chiuso i ponti col greco.

d) Scienze

Ecco, credo che questa sia stata la nota più dolente di tutti. Porca miseria, non sapevo quasi niente.

1) La struttura del sole. Mi ricordavo i nomi, ma non mi ricordavo in che ordine andavano messi. ...Un bel casino, eh?

2) Il metamorfismo come processo fondamentale delle rocce primarie. Qui la Grande Pangea aveva dimostrato la sua capacità di essere occasionalmente oscura. Non ci capivo una mazza, se proprio volete una delucidazione in proposito.

3) I processi di fossilizzazione, quali sono e dove avvengono. E anche per questa, nada de nada.

Ma la Grande Pangea è una donna d'infinita carità. Già l'apprezzavo da prima, ma nel momento in cui mi si avvicinò e mi dettò parola per parola la risposta alla terza domanda non so cosa avrei fatto per lei. Scalare l'Everest due volte di fila, sostenere sette volte al giorno l'esame di scuola guida per un mese intero, donarle un rene, rubare la Gioconda al Louvre...suggeritemi qualcosa anche voi, perchè tanto avrei fatto qualsiasi cosa. E nemmeno le avevo chiesto niente, ha fatto tutto da sola.

Alla fine delle tre ore, ero quasi in via di decomposizione. Avevo due cubetti di marmo di Carrara al posto delle chiappe, e un altro ce l'avevo al posto del cervello. Altri venti minuti lì dentro, e Michelangelo sarebbe venuto a cercarmi. Mi facevano male gli occhi e avevo le musichette di Elton John in testa (non so bene perchè, chiedetelo al mio subconscio).

La mia insalata mista era pronta. Non ricontrollai tutto, diedi solo una rimescolatina alle domande di inglese, le altre le lasciai perdere perchè avevo ragione di credere che la mia soglia di sopportabilità alla cultura e all'assenza di rumori fosse ai limiti estremi.

Consegna, firma, recupero del fagotto e fuga da Alcatraz.

E poi, signori e signore, anche questa è fatta :)

 

Postato alle 16:55 di venerdì, 11 settembre 2009

Terzo round: quello delle domande scritte.

Parte 2: Sapete che vi dico?...Qui pure Dario Argento, ci fa un baffo, e la barba pure.

a) Profondo blu

Il foglio è spaventoso. Non so voi come la pensiate, ma io mi sono sempre entusiasmata di fronte a un bel foglio bianco, lindo e pinto come il pavimento di marmo dopo che c'hai passato sopra la cera. Solo, meno scivoloso. Questo per me è un affronto a Santa Bellezza da Genova. Un mostro, ossignore miobbello.

Due righe in grassetto spesso, che sembra che un polipo abbia scatarrato sopra il foglio. Sotto, dieci righe fatte di puntini, che stavolta sembra che il polipo ci abbia fatto tante cacchette da stitico, una dietro l'altra, da bravo cefalopode diligente. Sono quattro bei foglioni pinzati uno sull'altro, pieni di tutta la materia organica che un buon polpo in buona salute è in grado di produrre. Come avrete già capito, non è che la cosa dovesse attizzarmi tutto 'sto granchè.

b) Fame

Ma, per quanto intingere la penna nella pupù di polpo non rientrasse nelle 10 cose che desidero nella vita, non era esattamente quello a spaventare il candidato. Se fossero state pagine da leggere, e vabè. Leggere per il 50% delle persone non è neanche tutto 'sto malaccio, quindi si può anche fare.  Ma quelle pagine non erano tutte scritte per essere lette: quelle pagine erano tutte scritte perchè qualcuno ci scrivesse sopra. Erano piene di puntini, che non erano puntini, ma erano tante buchette da riempire di farina (quella del tuo sacco, s'intende). Quelle pagine volevano sapere. Cassio, quelle pagine erano vive. Avevano fame di nozioni, e ne avevano tanta, perchè erano quasi le 10 e loro ancora non avevano fatto colazione.

c) Arte culinaria

Quando la Emma Carotte ce le lesse tutte a voce alta (come a dire, a prova di scemi, insomma), sembrava quasi che leggesse stesse leggendo il menù del giorno. Giusto per restare in tema culinario. Melodrammaticità a parte, la Carotte ha sempre avuto un'impostazione vocale a metà strada fra la maestrina elementare e la cameriera del Grand Hotel. Insomma, stava leggendo un menù, a giudicare dal tono. Tutti i piatti, dal primo all'ultimo, tre portate per volta. In realtà, erano ancora piatti vuoti. Ci si aspettava che li riempissimo con qualcosa di mangiabile. Niente schifezze da fast-food, per intenderci. Solo alta cucina. Dai più bravi ci si aspettavano caviale e tartufi neri. Dagli altri, beh, come minimo una carbonara.

 

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Postato alle 10:09 di lunedì, 07 settembre 2009

Parte 1: Com'è che si dice...? Ah, sì: non c'è due senza tre, mannaggia.

a) Studio matto e disperatissimo. E disperatissimo e matto.

Eh sì, io avevo studiato solo inglese. E neanche tutto, a essere proprio sinceri, perchè ero arrivata a Oscar Wilde e mi mancavano ancora tutto Joyce e tutto Eliot (meravigliosi, senza mezzi termini, ma son due bei maritozzi da digerire con calma, specialmente il secondo). E, come voi starete già osservando, i quesiti di una terza prova d'esame che si rispetti non si esauriscono al solo inglese.

No. Perchè la terza prova d'esame è, per i pochi che ancora non lo sappiano, un incontro ravvicinato del 3° tipo con quattro (e dico quattro) delle materie studiate nell'ultimo anno. Quattro temibili donnone che ti scrutano nere in volto dall'alto della loro mastodontica statura. Immaginate quattro enormi matrioske con le grosse sopracciglia aggrottate e le grosse labbra curvate all'ingiù, col programma di un intero anno scolastico scritto sottile sottile sul pancione di legno al posto dei ghirigori. Miseria, fanno paura davvero.

Quei due giorni scarsi prima dell'ora fatidica furono (sul serio) di studio matto e disperatissimo. Come già avevo pronosticato, non ho avuto il tempo di aprire neanche mezzo libro, e mi sono buttata tra le calde braccia paginate dei miei quadernoni d'appunti. Ho ancora davanti agli occhi quel migliaglio di righe scritte a penna e a matita, gli scarabocchi illeggibili ai margini delle pagine, le parole chiave sottolineati quattro volte e con quattro evidenziatori diversi. Mi sono riletta (solo riletta, di ripetere proprio non sono stata capace) tutto il quaderno di Greco, tutto il quaderno di Latino, tutte le pagine volanti -davvero, son peggio del tappeto di Aladino- di Storia, che erano gli appunti peggiori, perchè troppo fitti e senza neanche una sottolineatura (immaginate qualcosa come trenta pagine volanti piene di scritte piccole piccole, tutte uguali; a un certo punto ho avuto l'impulso di andare a rovistare nei cassetti per trovare il vecchio cannocchiale di mio padre, quello vecchio di trent'anni che pesa un quintale, e andarmi a cercare chissà dove una bussola e la piantina dell'Europa del XX Secolo).

b) Lasciate ogni speranza ecc ecc.

La mattina della prova ero abbastanza tranquilla. Avevo solo una leggera paralisi degli arti inferiori, ma per il resto tutto ok. La mia mater mi carica in auto, mi scarica davanti alla scuola, e io mi faccio i dieci metri fino all'ingresso. Quando do un'occhiata ai miei colleghi accampati alla meglio lì davanti, istintivamente mi guardo anche alle spalle per sapere cosa ne pensa il mio buon Virgilio: miseria, sembra che Lucifero abbia deciso di dare una festa e che tutti e nove i gironi infernali si siano riuniti qui ad aspettare il festeggiato. Ci sono gli iracondi che si incazzano come faine, incontinenti che corrono qua e là facendo volteggiare nell'aria le loro pagine di appunti, golosi che divorano voraci la merendina per smaltire lo stress, i violenti contro gli altri che prendono a ceffoni e parolacce il compagno più vicino, e quelli contro sè stessi che sbattono la testa al muro e si punzecchiano da soli con la bic. Ricordo di aver visto anche tre o quattro Caron-dimonio-con-gli-occhi-di-bragia, che mi guardavano come insensati e si ciucciavano una bottiglietta di un liquido giallognolo e oleoso, che forse era camomilla. Io mi sono fatta strada in quella bolgia e sono andata a sedermi fra due o tre accidiosi, ammucchiati in un cantuccio sull'ingresso.

c) Calma apparente

La mia amica Honey manteneva, cosa che per me fu motivo di un certo sconcerto, una calma innaturale. Innaturale almeno per lei.  Avreste dovuto vederla prima di ogni comune verifica scritta o di un'interrogazione di routine: assenza quasi assoluta della normale attività respiratoria, pallore in volto, accentuato da due chiazze scure in corrispondenza delle gote, occhi vitrei e spalancati, bocca asciutta, sudori freddi sulla schiena, rifiuto categorico di avviare una qualsiasi conversazione, tic nervosi di vario genere, scorticamento sistematico delle unghie. Stamattina Honey è fresca come una fragolina di bosco, ha gli occhi stanchi ma non vitrei, il viso pallido ma almeno non a chiazze, e parla con apparente naturalezza. Noto che qualche volta le dita delle mani le volano istintivamente alla bocca per farla cedere a un buon masticamento di unghie liberatorio, ma la ferrea volontà di Honey si oppone alla barbara istintività e rapidamente si ricompone. Gran donna, la mia Honey.

Stavolta la nostra classe è l'ultima ad entrare. Vediamo scorrere davanti a noi schiere di dannati con le facce a terra, o che sgranocchiano la nuca del compagno che hanno davanti, o che maledicono i santi protettori della matematica, del greco e delle scienze. Sembra la processione del venerdì santo, giuro. Se qualche prof avesse intonato i canti funebri, sarei andata in cerca del venditore di lampioncini colorati.

Quando finalmente ci fanno entrare, tutto si ripete come nelle puntate precedenti: su per le scale fino al nostro Corridoio del Mai Più Ritorno, deposito dei nostri beni in cassaforte, insediamento ufficiale, consegna dei documenti, collocazione strategica di penne e vocabolario. Poi l'atroce attesa.

d) Lunedì d'inferno

Stavolta i nostri prof sembrano metterci il doppio del tempo. Sarà che è lunedì e stanno ancora smaltendo i postumi del week-end passato a correggere temi e versioni, ma stamattina vanno proprio a rallentatore. A ogni secondo che passa i più ansiosi passano dal rosso al violaceo, e poi dal violaceo al plumbeo, fino a diventare tanti omini e donnine di latta, proprio uguali a quello del Mago di Oz.

A me viene da ridere. Penso alla spropositata vastita di quattro programmi messi insieme, e all'infinità delle domande che i nostri amici prof ci potrebbero far scivolare sotto il naso e, che figata, mi viene proprio da ridere. Mi volto ancora una volta verso Honey, tre banchi più indietro, e ancora una volta lei mi guarda esasperata chiedendomi con gli occhi "Ma che caccolino c'avrai da ridere, che io mi sto pisciando addosso?". Ma a me viene da ridere, che vi devo dire.

Dopo che Zenone il Magnifico ha ripetuto per l'ennesima volta la faccenda dei documenti d'identità (confrontando ogni volta la faccia sulla fototessera con quella del candidato, roba da matti), c'è da aspettare un altro paio di minuti, e poi esce la Miss LullaBi dall'Aula delle Mille e Una Fotocopia, e si mette a distribuire i fogli protocollo. Quando è la volta delle fotocopie vere e proprie - le Fotocopie Oscure, i Fogli della Morte, la Lista Nera di Pazuzu -, una ventina di gargarozzi deglutiscono a vuoto nel silenzio del corridoio. Proprio così: frush frush di fotocopie, goin goin di gargarozzi.

 

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Postato alle 17:53 di domenica, 06 settembre 2009

Per chi avesse affisso sui pali della luce o sulle bacheche cittadine l'immagine del mio profilo nella speranza di rintracciarmi ("Dispersa, Ridateci la nostra micetta ci manca tanto, Viva o morta"), domani ricordatevi di andarli a staccare perchè poi non mi piace che la gente mi indichi per strada.

Ta-dà! rieccomi qua. Scusate se ci ho messo tanto a postare qualcosa, ma mi ero seduta contro il muro sotto il mio sombrero giallo per la mia siesta stagionale. Me ne sono stata così tutto questo tempo, a cuocermi le gambe al sole e ad allungare ogni tanto un angolo della bocca per ciucciarmi un po' di tè fresco dalla cannuccia, con Bob Marley che canticchiava in sottofondo.

Adesso che è settembre e, non so da voi, ma almeno qui da me il caldo sta andando via, sono fuoriuscita sgusciando come una lumaca da sotto il mio sombrero e mi sono messa davanti al pc. Non ci crederete, ma è stata una faticaccia rimettermi a scrivere qualche riga. Ma adesso sto riprendendo il ritmo.

Per farmi perdonare della mia lunga assenza, vi ho trovato una chicca di Aldo Fabrizi, promettendo fra breve un nuovo post :)

 

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Postato alle 17:43 di lunedì, 27 luglio 2009

Regola n.1:  L'autore che stai traducendo è sacro, e così tutto quello che vuole dirti. Non stravolgere il senso della sua versione, o verrai punito.

Regola n.2:  Prima di tradurre frase per frase, leggi tutta la versione per capirne il senso complessivo.

Regola n.3:  Cerca di memorizzare quanti più termini e strutture possibili, così da non dover ricorrere continuamente al vocabolario.

Regola n.4:  Il senso è tuo amico, ma attento a non indulgervi troppo o troppo spesso.

Regola n.5:  Se sei incerto tra una traduzione troppo letterale e una troppo libera, scegli sempre la prima.

 

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Postato alle 19:40 di venerdì, 24 luglio 2009

Secondo round: quello della versione

3) Anche Salvate il soldato Ryan ci fa un baffo e pure tutta la barba, dico io.

a) Pronostici

La versione è breve. Sì, decisamente breve, rispetto a quelle che il Publio Magliotto ci aveva fatto tradurre. E questo è già un punto a mio vantaggio. Tuttavia, come avrei scoperto solo in seguito, quel trafiletto apparteneva a quella schiera ristretta di versioni catalogabili sotto il titolo di "Piccole ma Bastarde". Ma io ancora non lo so, indi per cui sono relativamente tranquilla.

b) Il doping del soldato

La voce di Emma Carotte che recita tutto il contenuto del suo bravo pezzo di carta ministeriale (che, mannaggia, è anche il nostro pezzo di carta) sembra quella della conduttrice di una rubrica di cucina alla tv, che spiega con l'eloquenza di una maestrina elementare come disporre correttamente la pasta frolla sulla teglia per farci tutti quanti una bella crostata. Avete presente Anna Moroni, la paperetta tascabile de La Prova del Cuoco? Ecco, una cosa così. Solo che la prof era più alta, più dotta, portava un paio di occhialetti colorati alla hippie e le pesavano in testa circa 4 chili di spessi riccioloni rossi, freschi freschi di parrucchiera.

Io mi sto deconcentrando: dopo tutta la teina che ho mandato giù negli ultimi giorni, il mio organismo si sta assuefacendo e non mi fa più alcun effetto. Di caffè non se ne parla, mi agita in una maniera inverosimile; dunque the, the e ancora the. Ma tanto è tutto un cavolo, perchè la pozione magica non funziona più. A.A.A. Cercasi genio della lampada. Ma anche un po' di crack va bene uguale.

In poche parole, mi sto addormentando sul mio foglio protocollo. Quando già un rivoletto di bava traditrice mi sta scivolando giù dal labbro destro, sento come da un' altra galassia la voce di Anna Moroni che fa: << Va bene ragazzi, avete circa 4 ore di tempo, buon lavoro >>. 'Azzo, di già? Devo aver perso la cognizione del tempo. Oppure ho avuto un gran vuoto per, diciamo, 2 minuti. Cioè, stavo ascoltando la Carotte che leggeva le prime righe della versione, e poi bum, più niente. Mah. Sarà stato il crack.

c) Scontro diretto

Alla fine, insomma, dopo 10 secondi di irrealtà allo stato puro, ho preso in mano la mia fedele bic blu e ho cominciato a scorrere le prime righe. Oggesù. Per carità, a senso si capiva ma...come cavolo le rendevo quelle strutture?

Sono stata sempre bravina col latino, dico la verità, ma avrei preferito l'impiccagione dopo processo sommario che affrontare quella schiera di strutture complicate. Magari a qualcuno non sono sembrate complicate per niente, ma che vi devo dire, io lì proprio non ci capivo niente.

Poi, all'improvviso: aria. Voglio dire, periodi facili. Altro che facili, anche stupidi, ma talmente stupidi da diventare mortificanti. Scorrevano via che era una favola, giù lisci lisci come l'olio sulle uova.

E poi di nuovo (sbong) una craniata pazzesca contro il fondoschiena marmoreo di qualche altra struttura grammaticale. Difficile da sbrogliare come dividere i sacchetti del supermercato (avete notato anche voi? sono segretamente malvagi e non vogliono farsi aprire).

d) Combattimento sleale e resa

E comunque, frase dopo frase, comincio a buttar giù una tradizione alla bell'e meglio, per la serie Ma chemmifrega: facciamola come viene che poi me ne vado a casa. Tra l'altro, mi dimentico totalmente (ma di proposito) della 2° Regola del Buon Traduttore, che il Publio Magliotto con tanta fatica ci aveva infilzato in testa, fra un neurone e l'altro: prima di tradurre frase per frase, leggi tutta la versione per capirne il senso complessivo. Lo ammetto, sono venuta meno al Codice del Traduttore. Ma, in situazioni come questa, quando sulla determinazione a fare bene la versione prevale il bisogno sempre più impellente di uscire di lì, e al più presto, ohssì, al più presto, allora regole, onore e sogni di gloria vengono rapidamente meno. In situazioni come questa, per farla breve, e chi se 'e futt'.

Tuttavia, il senso generale della versione l'ho capito. C'è Tullio qui che dice che bisogna avere clemenza verso tutti, però anche un po' di severità non guasta. Però la severità eccessiva è un male. E quindi bisogna andarci piano. Mentre traduco e pervengo pian pianino a queste conclusioni, cresce in me il desiderio di gridare a pieni polmoni tutta la mia frustrazione perchè, grazie mille, Super-macho, ma a questa genialata c'eravamo già arrivati anche noi piccoli-bimbi-crescono. Comunque mantengo come sempre il mio decoro, e proseguo a tradurre.

Ho quasi finito la brutta quando manca anora un'ora mezz'ora allo scadere del tempo a disposizione. Cerco di dare un aspetto decente alla stesura, un aspetto degno della bella, ma le parole si susseguono artritiche e sconnesse una dietro l'altra in periodi così penosamente costruiti che a leggerli fan venire le coliche renali (con relativa serie di smorfie facciali). A un certo punto smetto di sperare di rimediare alle menomazioni fisiche di questo povero corpicino scrittoreo e ragionevolmente mi rassegno.

e) Espedienti di guerra

Comincio a stendere la bella. Tutto il mio impegno si indirizza dunque alla calligrafia, in cui sono andata sempre forte: è scientificamente provato che una bella scrittura invita per lo meno il 60% delle persone a leggere un testo più di quanto lo faccia uno che sembra scritto da uno scimpanzè. Ovvio dunque che, vista la mia incapacità nel dare alla versione una qualche parvenza di senso logico-sintattico, non mi rimane altro che far credere agli esaminatori quanto meno di essere una personcina diligente con una calligrafia fluida ed elegante. Ed è proprio quello che faccio. Non provo neanche a spremermi le meningi per migliorare la forma di quel triste ammasso di parolette strappate in tenera età dal seno materno della Comprensione, perchè tanto c'ho già provato mille e una volta, ed è stata fatica sprecata, dalla prima all'ultima meninge. Ricorro quindi ancora una volta alla filosofia del Chi se n' futt', e ricamo un bel fiorellino a punto croce sopra i punti di sutura. Spero che almeno apprezzeranno lo sforzo.

f) Armistizio e ritirata

A un certo punto, mi accorgo di aver fatto. Ma mi sembra ancora troppo presto, maddai guarda, mancano ancora tre quarti d'ora al gong finale, e io me ne vado così? Naaa, sto ancora un po' qui a fingere di ricontrollare la versione, aspettando che qualcuno si alzi e se ne vada prima di me. Il momento buono arriva quando Wonder Brain, il cervello della classe, si alza dalla sua postazione e disinvolta se ne parte alla volta della cattedra dei prof. Consegna, firma, corre a prendere la borsa e ne va. Allora decido che andiamo, è tempo di migrare, e mi preparo a consegnare pure io. Scrivo titolo della versione e nome dall'altra parte del foglio, infilo dentro i fogli, controllo che ci sia tutto e mi alzo pure io con fatica dal mio posto, tirandomi su i pantaloni cascanti finchè non diventano ascellari, e incamminandomi verso Sua Maestà La Commissione. Faccio anch'io tutto come si deve, poi gli faccio l'autografo (A Zenone con affetto) e vado a ritirare la mia mercanzia, senza scordarmi di prendere al volo il vocabolario di latino mentre passo vicino al mio banco.

Mezzo minuto dopo sto correndo verso la luce. E mentre spalanco la porta d'ingresso e assaporo la tiepida fragranza dell'aria mattutina, penso che ho davvero concluso la mia carriera di traduttore.

g) Riflessioni post-belliche

Poi, come il giorno prima, me la devo sudare tutta a piedi fino a casa. E lungo il tragitto ho il tempo di riflettere sul fatto che, oh miei dei, ho davanti due giorni e mezzo (all'incirca una trentina di ore, di più se studio anche di notte) per prepararmi alla fatidica terza prova, che, dicono, sia la peggiore.

Ed è quando sto già aprendo il cancello condominiale che penso: oh cacchina mia adorata, io ho studiato solo inglese.
Postato alle 19:01 di domenica, 19 luglio 2009

Voi non potete rendervi conto - no, davvero, dico sul serio - di quanto possa essere difficile, a poco più di una settimana dalla fine degli esami, scrivere qualcosa sul blog, quando ci si può semplicemente lasciare mangiarsi vivi dal caldo assassino dell'estate, spalmati a letto come la margarina sulla fetta di pane, o a sfrigolare sotto il solleone come le patatine in padella, ed emanando più o meno lo stesso odore di frittura dalla pelle bruciata. Dolce far nulla. Ozio. Quiescenza. Cazzeggio, in gergo giovanile.

Però, adesso che ci penso, probabilmente la maggior parte di voi in questi giorni è dedita alle mie stesse occupazioni. Alla fin fine, dunque, penso che possiate capirmi piuttosto bene :)

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Postato alle 15:42 di martedì, 14 luglio 2009

Secondo round: quello della versione

Parte 2: a noi Sergio Leone ci fa un baffo, ma che dico? Ci fa tutta la barba, ci fa.

a) Ai posti di combattimento

Appena giunti al nostro corridoio (attraverso 5 rampe di scale bianche come lapidi ancora da intestare), ci prodighiamo meticolosi nelle stesse operazioni pre-prova del giorno precedente. Fatte le nostre cose nella Stanza del Purgatorio (quell'aula in cui dovevamo lasciare tutto escluso penne-vocabolario-documento, e che avremmo avuto modo di rivedere dopo le tre prove scritte), ci trasferiamo tutti quanti negli stessi banchi che avevamo occupato 24 ore prima. Per la verità, qualcuno prova a barattare un posto con un altro, perchè magari il suo è troppo vicino alla cattedra, o gli arriva troppa aria dalla finestra e così si becca una polmonite virale che poi ve l'attacco a tutti, e dai ettiprego chetticosta, solo due o tre posti più avanti, tanto tu sei una secchia, chetticambia? - finchè poi non interviene la LullaBi che, con un fare da gendarme dell' Ottocento e battendosi un giornale arrotolato sul palmo della mano opposta, avverte << I posti di ieri, signori! I posti di ieri! >>.

b) Giro di perlustrazione

Io, che ho già sistemato le mie cosine sulla superficie liscia e verdastra del banco (il solito colore verde tipo passato di cavolo dei banchi italiani, sapete), mi sto già guardando intorno, cercando di captare gli umori della giornata. Honey è già più nervosa rispetto al giorno prima. Una volta ho letto che l'effetto dele sostanze che creano dipendenza tende a diminuire con l'uso: ne prendi una dose, piano piano l'organismo impara ad abituarsi alla presenza di una sostanza estranea al suo interno, l'effetto percepibile diminuisce fino a sparire, di conseguenza hai bisogno di una dose maggiore. Penso a Honey che si ciuccia tre o quattro bottigliette di gocce di Bach tutte insieme, e mi viene da ridere. Lei mi guarda enigmatica come a dire "Che accidenti c'avrai da ridere, tu?" e io le rispondo alzando il pollice per dirle che andrà tutto ok. Diavolo, Honey è un mostro con le versioni, ne uscirà alla grande. E poi oggi ha addosso tanti di quei portafortuna da pesare almeno 1 kg più del solito (con una ventina ciondoli a forma di trifoglio e croci, più qualche coccinella nelle tasche, al chilo ci si arriva di sicuro). Quanto a me...le lancio un'occhiata come a dire "Boh, bah, come và và".

Gli altri hanno più o meno l'espressione facciale del giorno prima. Anzi, mi correggo: quelli che già dopo cinque minuti di attesa stavano sfumando dal rosa al fucsia, oggi sembra sul serio che gli abbiamo tenuto la faccia pressata fra due padelle ancora bollenti di olio di frittura. E per più di qualche ora, aggiungerei, a giudicare dal colorito.

I professori sono sempre quelli. Zenone stamattina evidentemente ha acceso la luce prima di decidere cosa indossare; la Miss LullaBi è sveglia e pronta come se si fosse fatta, che so io, almeno una decina di caffè; la Pangea se ne sta beata a sfogliarsi qualcosa che, dai miei quattro-cinque metri di distanza, somiglia a una rivista scientifica; Emma Carotte, vaporosa e luccicosa come sempre, se ne va in giro non si sa bene a far che cosa; e poi lei, Condor l'Atroce, che sorveglia l'intera stanza dall'alto della cattedra, dove se ne sta appollaiata a stridere con i suoi dentoni in stile Vlad III l'Impalatore, con le ali nere spalancate e le forbici in mano in attesa di tagliare la prossima busta.

c) Bergson si ricordava dell'esame di stato

Quando siamo tutti pronti, arriva la busta.

Il silenzio cala sulla sala, un silenzio così assoluto che qualsiasi cosa produce un rumore atroce: lo strofinio delle mani giunte in preghiera (ti-prego-tacito-no, ti-prego-tacito-no, ti-prego-tacito-no), quello più laico delle dite incrociate (mani e piedi), le imprecazioni sottovoce, i voti di partecipare al prossimo pellegrinaggio a Loreto, a Lourdes, dappertutto, basta che mi vada bene 'sta versione e divento pellegrino perenne, lo faccio di professione, giurin-giurello, ma per cortesia mandamela buona. Poi tutto cessa: il tempo e lo spazio si dilatano - chissà Bergson come se la ride -, i secondi si fanno ore e ci si dimentica del proprio nome; c'è che non respira praticamente più e rischia di soffocare se lassù in cattedra non si danno una mossa; c'è chi si vede scorrere tutta la vita davanti, specialmente questi ultimi cinque anni di versioni; c'è chi giura a sè stesso di buttarsi dalla finestra non appena sente una "T...".

I momenti si isolano, si assolutizzano, finchè non prendono velocità e cominciano a procedere confusi, a ritmo accelerato e folle, accavallandosi uno sull'altro come le scene cult di Sergio Leone, quando la telecamera va avanti e indietro tra gli occhi di Clint Eastwood e quelli del pistolero cattivo, e in sottofondo senti il coro che va in acuto e il solito tizio che fischietta lo segue a ruota libera.

d) O fortunatam natam me consule Romam!

Dopo il taglio della busta - uno zac-zac netto che sembra quello della ghigliottina -, il Foglio del Destino viene estratto con una lentezza innaturale, tanto che mi fa pensare che sia un antico papiro egizio che il Ministero dell'Istruzione di Ramses II ha fatto conservare apposta per gli esaminandi italiani nell'anno 2009 d.C., e che va trattata con cautela perchè sennò attenti che ci si sbriciola tutta. Poi penso che Ramses il latino non lo sapeva, quindi può darsi che ce l'abbia lasciato, chenneso, Sant' Agostino, o qualcun'altro di quei fanaticoni dei Padri della Chiesa.

Poi c'è quel paio di secondi fra l'estrazione del documento e la proclamazione dell'autore: tutti trattengono il respiro; chi già lo tratteneva, lo trattiene di più. Quello che è veramente brutto è che i prof, il documento, se lo guardano da soli, fanno le loro considerazioni, annuiscono con l'aria di chi la sa lunga. E poi non dicono niente. Quando ormai il Condor sta prendendo il volo per andare a fotocopiare il foglio della versione, la Miss LullaBi - che qualcuno dall'alto dei cieli la benedica! - si volta verso di noi e ci sussurra: << Cicerone! >>.

Ed è il boato. Tutto il fiato di ventisei persone, trattenuto fino a quell'istante, si lascia andare in un gigantesco canto di lode al Ministero dell'Istruzione, a San Giuseppe, e al Publio Magliotto(i) Marone, che quest'anno di Cicerone ci ha fatto tradurre di tutto di più. Tra l'altro l'abbiamo visto all'ingresso, che sorrideva imbarazzato (non si sa bene perchè, ma il suo sorriso è sempre così, immotivatamente imbarazzato) e c'è già che grida al miracolo e si ripromette di scrivere una lettera alla Santa Sede, con richiesta di avvio immediato al processo di beatificazione del prof.

Il Condor, indispettita da questa esplosione di gioia umana, ritorna sui suoi passi, chiude le ali, si mette le mani sui fianchi e ci ammonisce: "Guardate che così non va bene, ragazzi. Così non va proprio bene".

Molti ammutoliscono all'istante; io mi copro gli occhi con una mano e ridacchio sotto i baffi. In fondo alla sala, c'è ancora quacuno che fa baldoria e manda a quel paese Tacito, mentre si profonde in lunghi elogi del suo collega di età repubblicana.

I cinque minuti che ci separano dalla versione volano. E chissenefrega, c'avemo a Cicerone, la vita ci sorride! L'ottimismo è il profumo della vita, Tacito tiè! pìate què!

Finchè non ci vengono consegnati i due fogli con la versione, e la voce suadente della Carotte non comincia a recitarne il contenuto.

Postato alle 23:04 di domenica, 05 luglio 2009

Secondo round: quello della versione.

Parte 1: i grandi uomini del passato evidentemente credevano di star scrivendo sempre troppo poco.

a) Casa -scuola 2 (la vendetta dei figli dei fiori)

Il giorno dopo la sveglia è stata più o meno al solito orario. Per sveglia, sia chiaro, non intendo un affare rotondo e pieno di numeri che ticchetta inesorabile fino all' istante fatidico in cui dovrà gracchiare forte quella suoneria disgraziata che-Domineddio-la-maledica, tanto che in quel momento preferiresti che ti eseguisse anche la V Sinfonia di Beethoven, anche se la classica non è mai stato il tuo genere. No, io per sveglia intendo mia madre che, silenziosa come una faina con le pattine, scivola sul pavimento della mia stanza per raggiungere la finestra, che puntualmente spalanca dopo aver sollevato le serrande (l'unica parte rumorosa dell'intera procedura); poi mi frulla con la mano tra i capelli e mi sussurra sempre qualcosa che non ho mai capito, ma che dev'essere qualcosa di molto simile a una parolina magica, perchè ogni volta dopo 5 secondi puntualmente mi sto infilando le infradito.

Stessa pillolina di fosforo, stessa colazione, insomma stessa solfa del giorno precedente (compresa la faticosa scelta dell'articolo di vestiario da indossare, perchè quelli del giorno prima erano in uno stato pietoso in seguito ai liquidi delle ghiandole sudoripare dopo la camminata per arrivare a casa). Non ricordo molto della fase intermedia - memoria corta e al momento anche una mezza sbornietta da birra -, ricordo solo di essermi ritrovata nel sedile passeggeri di fianco a mia madre che mi portava a scuola, col vocabolario di latino che mi pesava sulle ginocchia e un sonno da abbattere un pachiderma sahariano. Stavolta non siamo esageratamente in anticipo: dal finestrino dell'auto che si sta gradatamente fermando vedo già diversi esaminandi cencosi, di cui molti in fase ripasso (ripasso di che, poi, non l'ho capito), che se ne stanno mogi e sperduti di fronte all'ingresso; alcuni hanno improvvisato un raduno in stile figli-dei-fiori sul prato, e si stanno fumando beati le loro stecche.

Io me ne sto a chiacchierare con Honey, che sembra un po' più stanca del giorno prima, e anche un po' più agitata. Entriamo cinque minuti per fare tappa pipì al bagno del piano terra, poi usciamo di nuovo perchè voglio vedere come va a finire il Woodstock piccino picciò del giardino; e poi, non so perchè, ma ho la sensazione che il soffitto che ci ritroviamo sopra le teste sia fragile come il pan di spagna di dieci giorni fa, e si stia sgretolando sotto il peso di ogni nuovo letterato latino che ci viene in mente come potenziale autore della versione di maturità.

b) Minacce, presagi e presenze

Gli autori latini...brutte bestie, non c'è che dire. Appena tu cominci ad assuefarti a un periodo regolare, senza troppe complicazioni grammaticali, pulito pulito con i suoi soggetto + verbo + (eventuali) complementi, mentre tu ti adagi sui tuoi allori e cominci anche a pensare che, ma sì, alla fin fine il latino è pure una bella lingua...ecco che loro, infamoni, scatapaffete! ti fregano col solito gerundivo burino 'nfame ma-che-te-possino-cecatte. E lì sono volatili per diabetici, come disse una volta Lino Banfi.

A giocare scherzi del genere sono in molti. C'è Seneca, c'è Plinio il Giovane, c'è Cicerone; anche Cesare, famoso per la limpidezza del suo stile, quando era giovane e un po' bastardo si dice abbia messo giù qualche perifrastica stravagante fra una battaglia e l'altra, giusto per spirito di sevizia verso i posteri (tra i quali ci saremmo pure noi, tanto per dirne una). Ma oggi che i loro busti di marmo pesano tutti insieme sul soffitto del piano terra, un nome fra tutti aleggia minaccioso nell'aria, sparpagliando le pagine degli appunti e spegnendo le sigarette dei Figli dei Fiori.

Oggi, fra queste mura, ci sta Publio Cornelio Tacito. Gran brutto ceffo, quello là.

c) Perchè Tacito è un brutto ceffo

Perchè? Ve lo dico io, perchè. L'amico qui, semplicemente, non mette i verbi. Neanche uno, nossignore, non ce n'è nemmeno uno per farti venire l'orticaria, niente da fare. Publio Cornelio i verbi non li mette, e quando dice no vuol dire no. Perchè lui c'ha sta fissa astronomica della sintesi, e che i posteri bisogna informarli e la bella forma non conta, e chissene frega se poi sti accidenti di posteri non ci capiscono una mazza, l'importante è che io scrivo, poi tanto sono loro che ci si devono fare sopra un canotto così per riuscire a capire di che marianna sto parlando. Tanto poi, si dice il buon Publio, ci arriveranno da soli. Voglio dire, se io metto da una parte una mela, e dall'altra parte ci metto - chenneso - Pinco Pallonzio Buzzolo, insomma, anche se non c'è il verbo si capisce cosa faranno questi due, o no?

No. No che non si capisce! Certo, ok, Buzzolo se la potrà anche mangiare 'sta mela, ma perchè non potrebbe anche prenderla e tirarla al pescivendolo che gli stava sulle balle, o farla a cubetti e farci la macedonia, o metterla in testa al primo eunuco che passa ed esercitarsi al tiro al bersaglio? Perchè deve dare sempre tutto per scontato, mannaggia a lui? Shakespeare non ha mica messo Amleto e il teschio sulla scena aspettando che il pubblico capisse tutto il monologo del to be or not to be tutto da solo!

L'atroce attesa finisce prima di quanto previsto, quando la Miss Lullabi viene a prelevarci e a condurci nel nostro corridoio delle penne perdute.

 

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Postato alle 16:46 di giovedì, 02 luglio 2009

Primo round: quello del tema.

Parte 3: quando Einstein ha elaborato la teoria della Relatività temporale pensava alle 6 ore di tema.

a) Annusando le tracce

Prima facciata: analisi del testo. E già storco il naso.

traccia 1: La Coscienza di Zeno, Italo Svevo. E chi l'ha studiato Svevo? Passo oltre.

Seconda facciata: tipologia B. Articolo di Giornale o Saggio Breve. E qui la cosa si va interessante, perchè io vado forte quasi esclusivamente nell'articolo, un po' meno nel saggio breve, ma in ogni caso drizzo le orecchie e apro bene gli occhi.

traccia 2: Amore e Innamoramento. Con tanto di poesie di Catullo e Leopardi e compagnia bella. Ridacchio un po' tra me e me, pensando a Honey che a questo punto, da inguaribile romantica qual'è, non avrà più dubbi su quale traccia sviluppare. Quanto a me, che di amore proprio non ci capisco niente, passo oltre.

traccia 3: 2009, Anno della Creatività e dell'Innovazione. Leggendo alla svelta trovo il nome di Rita Levi Monalcini, insieme ad altri 40 spezzoni fra saggi e articoli di giornale. Disordinata. E anche un po' banalotta, diciamocelo. Non è che mi entusiasmi poi 'sto granchè. Per il momento mi lascio un appunto in testa, poi si vedrà.

traccia 4: Cultura Giovanile. Facebook e Twitter, nuove tecnologie, social network. Temi così li avrò fatti almeno 3 o 4 volte quest'anno. E dopo io come mi diverto? Passo oltre.

E adesso arrivano i temi storici. Non sono mai stata un asso in questo genere, al contrario di Bubino che ne ha fatto uno coi fiocchi proprio al suo esame di stato. Comunque, do un'occhiata ugualmente.

traccia 5: Unità d'Italia, facciamo i 150 anni nel 2011. Bisogna descrivere il passaggio dalla monarchia parlamentare al fascismo, e poi dal fascismo alla Repubblica. Oddio! Bello! Cacchio, questo è veramente bello! So tutti i totalitarismi del '900 a memoria, ma è o non è perfetto?...No, cacchio, non è perfetto per niente. Perchè io lo so come l'Italia è diventata una dittatura, anche perchè proprio ieri ho visto un documentario sul delitto Matteotti, quindi orpo se mi ricordo cos'è successo con quel maiale di Mussolini. Ma tutto il resto? Mi ricordo il dopoguerra a grandi linee, ma come la mettiamo con le date? Ho in testa il 2 giugno, ma di che anno (<<'46, ciambotta! 1946!>>, mi avrebbe urlato Bubino appena tornata a casa)? Non posso mica fare la cronaca minuto per minuto dell'ascesa del fascismo in Italia, e poi alla fine scrivere: ...poi un bel giorno, mi pare sia stato il 2 di giugno ma non mi chiedete l'anno perchè non sono la Treccani, gli italiani andarono a votare e si ritrovarono in una Repubblica, mandarono via a calci nel sedere il re e votarono un governo di coalizione; poi però la Dc si prese a cazzotto con il Pci e il match lo vinse De Gasperi, mentre Turati se ne andò via con un occhio nero. Ed è così che si è arrivati all'Italia moderna. ...Niente da fare, mannaggia a me. Questo pure lo posso buttare.

traccia 6: Crollo del Muro di Berlino, quest'anno sono 20 anni tondi tondi. Spiacente, ma io la Guerra Fredda l'ho fatta solo fino alla morte di Stalin. So di cosa si parla, ma c'è sempre lo stesso problema delle date che non mi da tregua. Vorrei sbattere la testa sul banco tante volte quanti sono gli anni dell'anniversario del crollo del muro, più quelli della Repubblica Italiana. Ma tanto sarebbe lo stesso, perchè devo abbandonare pure questo tema.

b) Le tre S: sconforto, scelta e stesura

A questo punto, tutto l'ottimismo iniziale è andato a farsi benedire. In questo preciso momento, mi sento lo stesso vermone amorfo che si lavava i denti sulla tazza del cesso di stamattina. Ci penso bene, desiderando ardentemente un frustino per abbandonarmi a qualche minuto di sano autolesionismo, ma poi devo arrendermi alla dura realtà delle cose: mi tocca fare il 3. Il tema del cassio sulla creatività del cassio indetto proprio quest'anno del cassio da quella Montalcini che non si fa mai i cassi suoi. Ma li mortacci sua. Però mi faccio coraggio, che comunque scrivere so scrivere, metto il tutto in bella calligrafia e chissenefrega, come viene viene. Non sarà il tema della mia vita, ma tanto per un tema di maturità un Pulitzer non lo danno mai, quindi affancuscus tutti, tanto gli altri sarebbero venuti peggio in ogni caso.

Intanto Zenone di Cizio sta passando con un foglio in cui ha scritto a numeri grandi e traballanti l'orario della fine della prova. Ridendo, la Grande Pangea gli fa notare che forse è meglio se lo attacca alla parete di fondo, di fronte a tutti, così si risparmia la fatica di portarselo in giro per tutto il corridoio. Mi metto a ridere pure io, soprattutto vedendo la reazione imbarazzata del prof, che corre a prendere un po' di scotch.

Comincio a scrivere. La stessa sera, mentre ripensavo al tema, mi domandavo con il viso fra le mani che cavolo avessi avuto in testa mentre scrivevo quell'introduzione ridicola. Seguita tra l'altro da ragionamenti filosofico parosamente astratti, malgrado il tema fosse di carattere economico-scientifico. E soprattutto, mi sono chiesta perchè non avessi studiato i due capitoli sulla Prima Repubblica, che mi ci voleva così poco.

Le fonti sono assurde e ripetono sempre gli stessi concetti, senza arrivare a qualche conclusione. La Miss LullaBi all'uscita mi avrebbe confessato di non averlo proprio capito, quel tema. Le fonti poi, mi ha detto, non si sapeva proprio che cosa volessero dire. E poi erano troppe, davvero troppe. Non so voi, ma a me un tema piace svilupparlo come dico io, coi ragionamenti che voglio io, non con quelli delle fonti che altri illustri sconosciuti mi mettono sotto il naso. E poi: ma le fonti non dovrebbero starci soprattutto sui temi storici? Ebbene: sui temi storici non c'era neanche una fonte, perdinci. Oh, ecco, uffa.

E comunque, le ore passano. Lentamente, però poi passano. Quel giorno ho finalmente capito il concetto di dilatazione temporale: porca miseria, alla fine credevo di essere stata lì dentro per 3 giorni. Ero invecchiata di qualche decennio, giuro. Mi aspettavo di tornare a casa e trovare mia mamma che diceva: guarda, la dentiera te l'ho messa a bagno nell'acqua e limone. Quello che non passa mai però è la stesura in bella copia. Tu ti sforzi di ricopiarla senza errori, ma piano piano ti fai prendere dalla fretta, perchè lì dentro l'aria non ha più una molecola d'ossigeno e tu stai annegando dell'anidride carbonica delle 30 persone chiuse lì dentro insieme a te, e nessuna finestra socchiusa potrà salvarti dal terribile Puzza, il Mostro degli Abissi.

c) WC e merendine

Nel frattempo sono passate le prime 3 ore e mezzo, e comincia l'esodo del gabinetto. C'è chi mantiene ancora un certo contegno e si muove con passi decisi ma composti dal banco alla toilette, e c'è chi invece si lancia in una folle corsa contro il tempo, sperando di non farsela sotto durante il tragitto. C'è chi confida nella Bidella Buona che il giorno prima ha rifornito il cesso di tanta buona carta igienica Foxy Seta, c'è chi invece, o perchè la carta velina (perchè altro non è che carta velina) della scuola non l'ha mai apprezzata, o perchè non si fida dei servizi igienici e del personale della scuola, si porta dietro due o tre pacchettoni di fazzoletti profumati e con i disegnini della Disney.

Intanto arriva anche la Emma Carotte, che per metà prova è stata con l'altra sezione dello Scientifico. Tutti cominciano a farle domande, io me ne sto zitta per non farmi confondere troppo le idee.

Poi si cominciano a spacchettare le merende. Le nastrine, i pacchetti di Chipster (che a masticarle si fa un rumore della miseria: in occasioni del genere solitamente si succhiano), e poi i saccottini, i classici crackers al rosmarino e schifezzuole varie. Io non ho fame, sono impegnatissima nella fase medio-conclusiva del tema e guai a chi rompe, altrimenti qualcosa di sicuro gli rompo io. I crackers poi li ho mangiati a pranzo, inzuppandoli nel pure e arrotolandoli col prosciutto crudo. A chi in questo momento storce il naso, fidatevi, è stato un pranzo favoloso, anche se mia madre mi guardava imbarazzata e mio fratello si lamentava del mio ruminare convulso.

d) Come concludere una prima prova

Siamo ormai tra le 4 e le 5 ore, e io ancora non ho finito il tema. Mi impappo sul come concludere tutta la faccenda, e mi impappo per più di un'ora. Rileggo il tema. Rileggo due o tre volte le quattro righe che precedono lo spazio bianco che aspetta ansioso la mia conclusione, e apre e chiude i pugni per invitarmi a stringere un po', perchè loro proprio non ce la fanno più. Alla fine, scrivo la conclusione più inconcludente mai scritta in 5 anni di carriera liceale: ripeto in pratica quello che avevo detto nelle argomentazioni, e concludo dicendo che dedicare il 2009 alla creatività e all'innovazione è un'iniziativa molto importante alla quale tutti sono chiamati, almeno spiritualmente, a partecipare (testuali parole; chiaro adesso?). Quando ricopio in bella la conclusione, mi vergogno di me stessa.

Ma, tutto sommato, sono abbastanza contenta di aver quasi finito, perchè un'emicrania assatanata mi sta masticando la materia grigia e ho un buco nero di origine stellare che mi balla la cucaracha in mezzo allo stomaco, e cresce a vista d'occhio di minuto in minuto. Sento che devo andarmene. Lo sento ancora di più quando vedo che parecchia gente comincia ad andarsene per davvero, mentre io dopo 5 ore e mezzo sono ancora inchiodata allo stesso banco. Anche Honey se ne va: si gira verso di me, mi fa ciao ciao con la manina, e va a pranzo pure lei, anche se so che nel pomeriggio non si darà pace finchè non avrà ripassato tutta la grammatica latina di 5 anni di liceo.

Comincio a scrivere più in fretta, perchè non ci tengo a rimanere là dentro fino allo scadere del tempo a disposizione, come due o tre SS e una ruffiana alle mie spalle. C'è ancora qualcuno dei Simpatici Sani di Mente, ma io dopo tutto quel tempo seduta comincio a sentire che i glutei mi si stanno smontando dalle cosce e che se continuò così per altri 10 minuti perderò la mobilità della mano destra. Me ne devo andare, assolutamente.

Velocizzo la copiatura, taglio qualche parte inutile e dannosa e nel giro di un minuto riesco a piegare in due tutti i fogli (anche se il primo istinto sarebbe quello di farci del bei coriandoli per il Carnevale dell'anno venturo), a mettere un bell'autografo sul retro, con tanto di indicazione del giorno e della classe d'appartenenza, e ad alzarmi senza perdere le chiappe. Percorro i cinque metri che mi separano dalla cattedra dei prof (non ricordo che prof fossero, per me andavano bene anche Godzilla e Mao Zedong), firmo sul foglio dell'uscita e vado a recuperare la mia roba nell'altra stanza. Quando mi chiudo dentro, tiro un sospiro di sfinimento e butto il vocabolario, le penne e tutto il resto alla rinfusa nella borsa, tanto che poi a casa mi accorgo che, sotto tutto quel peso, dal cellulare era partita una chiamata verso un numero, per fortuna inesistente, del tipo 35*6*##441111. Poi mi infilo una felpa leggera col cappuccio, perchè fuori piove un po', ed esco dalla stanza. Saluto Godzilla e Mao Zedong e mi dirigo verso la libertà, accompagnata dall'Atleta che anche oggi va di fretta e mi soffia un ciao in faccia prima di correre giù per le scale. Io intanto sbaglio strada (incappo in un'altra classe di esaminandi sistemata proprio nel corridoio che di solito usavo per raggiungere l'uscita), per fortuna sono reindirizzata sulla retta via da un Buon Samaritano che passava per di là, e finalmente raggiungo l'atrio. Quando esco all'aria aperta, chiacchiero un po' con la LullaBi, e poi me ne vado a casa. A piedi, mannaggia. Col vocabolario nella borsa.

 

Il resto per la dinamica dei fatti è abbastanza superfluo. Mi sono abbuffata in maniera indecente a pranzo, per poi buttarmi sul letto con l'intenzione di leggere un racconto di Stephen King ma con la segreta certezza che avrei dormito per più di tre ore, come poi effettivamente ho fatto. Non ho ripassato una riga di latino, ma in compenso ho dormito benissimo per 8 lunghe ore, tutto sonno non stop fino alla mattina dopo.

 

ps: il presidente e il prof di Latino e Greco non ci sono mai stati, nè ci saranno nelle restanti 2 prove. Inoltre, ho adesso per le mani un articolo che dice (cito testualmente): A vigilare sul corretto svolgimento degli esami, assieme coi professori e i funzionari del MIUR ci saranno anche agenti della Polizia Postale.  Io tutta questa gente non l'ho mica vista, sapete?

Sono sicura che saranno con noi nello spirito. Sì, sicuramente.